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Che cucina sarebbe senza Pomodoro?
Un interrogativo che intercetta il tema dell'edizione 2026 del Taste, "Cibo Vero - True Food", e a cui tutte le possibili risposte riconducono.
Specialmente in un Paese come l'Italia, dove "il cibo è l'immaginario, ci connette ai bisogni primari, ai luoghi del ricordo, alle esperienze fatte", non si può slegare - tra i suoi tanti simboli - il pomodoro dalla sua dimensione ideale: la cucina.
E il pomodoro Paglione nasce per questo, per esprimersi nel piatto.
Pratiche agricole coerenti con la conduzione in biologico fin dal 1994, selezione dei frutti della terra, trasformazione artigianale, valorizzazione del capitale umano, tradizioni e vissuti familiari, tutto è conservato e pastorizzato in ogni singolo vaso.
E poi, diciamocelo, è soprattutto buono.
E se la natura attorno a noi cambia? Come mantenersi autentici?
Quest'anno alcune referenze (poche non temete), per ragioni climatiche e di raccolto, non saranno disponibili all'assaggio ma questo per noi è solo espressione della nostra serietà e affidabilità verso chi cerca e seleziona "cibi veri", ed è per tutto il settore la vera sfida per il futuro.
Paglione, guidata da Nicola Faccilongo, terza generazione all'attivo dalla fondazione, in agro di Lucera tra il Subappennino Dauno e il Tavoliere delle Puglie, è un baluardo di varietà altrimenti perdute come il pomodoro Prunill, varietà autoctona di Lucera, e il pomodoro Roma, prodotto di punta della linea Senza Sale Aggiunto. Produce inoltre olio extra vergine di oliva e olive da tavola monovarietali. L'attenzione per il territorio si declina anche nel vino, producendo e imbottigliando dalle uve provenienti dai vigneti condotti anch'essi in biologico: la DOC Cacc’e Mmitte di Lucera e il Nero di Tero in purezza.